E' incandescente in questi giorni il dibattito sull'opportunità o meno di rendere legale la cosidetta
eutanasia, dibattito scatenato da Piero Welby, malato di distrofia muscolare, che ha indirazzato una
lettera al Presidente Napolitano. Tutti ne parlano, i poli si spaccano, i politici si scannano, ma intanto i veri interlocutori della vicenda vengono lasciati soli a vegetare nei loro letti d'ospedale, senza chiedere loro neanche un parere. Solo il Tg5 in questi giorni ha sentito la necessità di sentire anche l'altra parte dei malati, quelli che ancora vogliono vivere, che ancora sperano e che forse al contrario del povero Piero, credono. E per quanto possa essere mistificato, tagliato e montato il servizio del Tg5, mi ha fatto piacere sentire che c'è qualcuno che nonostante non abbia più niente, continui a sperare, a credere e ad aver voglia di vivere.
Ma cominciamo dall'inizio. Eutanasia etimologicamente, significa "buona morte" interpretabile secondo la S.Congregazione della Dottrina della Fede come "qualsiaso atto o omissione che di natura sua, o almeno nelle intenzioni, procura la morte allo scopo di eliminare ogni dolore", definizione condivisa e accettata da tutti. Negli ultimi tempi però con le nuove tecnologie mediche e le nuove scoperte nel campo scentifico, il discorso si è spostato sul "morire con dignità", infatti assistiamo sempre più spesso a malati terminali costretti su un letto da centinaia di tubi che li tengono in vita artificialmente, impossibilitati a compiere qualsiasi azione muscolare se non per il batter delle palpebre, e che in epoche non troppo lontane si sarebbero addormentati per sempre tramite quel processo naturale terribile che è la malattia o la vecchiaia, senza alcuna possibilità di speranza.
Ma non facciamoci ingannare dai dibattiti accesi che infiammano le nostre telivisioni in questi tempi, il problema etico dell'eutanasia esiste da sempre, non a caso nel famoso giuramento di Ippocrate si trova un passaggio che dice "Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio" segno che anche in tempi lontani, il problema della richiesta di morte da parte del paziente era diffuso tanto da spingere ad inserire nel testo a cui si dovrebbe rifare ogni medico, questo paragrafo contro l'eutanasia.
Ed è proprio da qui che vorrei partire; infatti nei tempi antichi l'eutanasia poteva essere praticata soltanto somministrando al paziente che ne faceva richiesta, un qualche veleno o farmaco mortale, praticando la cosidetta eutanasia attiva ( legale tutt'ora in olanda, svezia e belgio ), interrompendo la vita del paziente prima del processo naturale di morte; o altrimenti il paziente poteva essere aiutato a suicidarsi fornendogli o consigliandogli il veleno o il farmaco, provvedendo poi ad autosomministrarsi la dose mortale sotto osservazione del medico (questa pratica è legale in Svizzera, esiste anche un'associazione chiamta Exit che aiuta 60000 persone l'anno a suicidarsi "senza dolore"). Infatti prima non vi era possibilità di allungare la vita con macchinari artificiali come è possibile invece nei nostri tempi, quindi l'unica eutanasia possibile era quella di "uccidere" il paziente per far cessare la sofferenza, ed era abbastanza comprensibile (ma che mi trova fortemente contrario) viste le aspettattive di vita medie e le scarse conoscenze nel campo medico.
Il problema oggi si è allargato come dicevamo prima, visti i grandi passi che ha compiuto la medicina; e alla cosidetta eutanasia attiva si è aggiunta l'eutanasia passiva, ovvero quell'atto che interrompe all'improvviso ogni cura medica (attraverso farmaci o macchinari) in atto, ovvero il cosidetto "staccare la spina". E' proprio sul punto dell'eutanasia passiva che il dibattito si fa più forte e più acceso, perchè come può essere (ed è) antiumano fermare la vita prima del suo processo naturale, credo sia altrettanto immorale e innaturale prolungare inutilmente una vita che non può più dare niente e che non esisterebbe neanche più se non ci fosse una macchina che faccia respirare, mangiare, parlare un corpo immobile; e con questo non voglio dire che sono favorevole all'eutanasia passiva (come invece posso dire che sono fortemente contrario all'eutanasia attiva e al suicidio assistito) ma che forse bisognerebbe darsi un limite, cercando di individuare quella linea sottillissima che separa l'omicidio da un'accanimento terapeutico che non giova al paziente e ai suoi famigliari procurando ad entrambi una sofferenza inutile, o perlomeno bisognerebbe lasciar libero il paziente di scegliere se accettare o no quell' ultima speranza di rimanere in vita (il cosidetto testamento biologico).
Ma per quanto si possa esser d'accordo o meno alle varie forme di eutanasia, il problema vero dell'eutanasia, è purtroppo la "cultura della morte", propria del potere che si è instaurato da poco al governo. Infatti sentendo questi giorni i dibattiti dei vari politici, sociologi, medici, etc.; si trovano più o meno tutti d'accordo sulla necessità di individuare un limite all'accanimento terapeutico. Il problema è che c'è chi vuole lasciar libere le persone di uccidersi o di essere uccisi solo perchè hanno perso la speranza e la voglia di vivere, rendendo legale l'eutanasia attiva e quell'eutanasia passiva che non è ancora accanimento terpeutico; in nome di una libertà assoluta che non ci appartiene in quanto uomini (come disse Pio XII) e che vuole rendere i medici un esercito di "assassini costretti", come gia accaduto per l'aborto (infatti è da poco stata tolta la possibilità del medico di rifiutarsi di praticare l'aborto) senza possibilità di tirarsi indietro. I motivi per porre fine alla propria esistenza sono molteplici e tutti validi dal punto di vista di chi è "malato",ma esistono anche altre malattie non fisiche, quali la depressione che è ben più dolorosa dal punto di vista psicologico, che portano le persone a togliersi la vita; allora in nome della libertà di scelta di vivere o meno, dovremmo invogliare le persone depresse a suicidarsi invece che a ritrovare la voglia di vivere? io penso di no. Come penso che non si debbano lasciare sole le persone costrette in un letto, perchè sono sicuro che un po d'amore basti per ridare loro speranza in un miracolo, o almeno ridare loro la voglia di vivere per poter guardare negli occhi il più a lungo possibile quell'amore, che può essere una madre, un padre, un figlio, una moglie o un marito o semplicemente un amico; forse io non avrei neanche diritto di parlare perchè non sono ne malato ne ho familiari malati, quindi non posso neanche immaginare come ci si possa sentire in queste situazioni; forse però pensandoci bene se ci fossi io o un mio caro su quel letto, bhe io quella spina non la staccherei mai...